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How to: costruzione rheobus

Vi espongo i principali dettagli tecnici e costruttivi del CFC, ma senza pretendere di svolgere un tutorial di montaggio passo per passo e un corso di elettrotecnica perché non è questa la sede adatta.
Ritengo comunque doverosa una raccomandazione a tutti quelli che decidessero di cimentarsi con simili lavori per rispettare le basilari norme di sicurezza quando si lavora con apparecchi elettrici, saldatori incandescenti e utensili taglienti.
Gli elementi essenziali del circuito sono: un transistor BD435 (package SOT-32), un potenziometro lineare da 470 Ω (0,25 W), un interruttore switch a due posizioni, un led ad alta luminosità, un resistore da 330 Ω e uno da 560 Ω (0,25 W). Tutti questi vanno moltiplicati per il numero di canali (uno per ventola) di cui si vuole disporre; per quattro canali la spesa si aggira attualmente sui 25.00 €, per cinque canali circa 30.00 €

 

 

 

componenti

 

Ho raccattato, senza spendere una Lira, un masterizzatore scassato e un alimentatore ATX ridotto altrettanto male, dai quali ho recuperato parecchi pezzi utili. A questi vanno aggiunti, qualora non fossero già in possesso, qualche metro di cavo elettrico, guaine, piastra millefori, attrezzatura essenziale per saldare, multimetro e utensileria per gli interventi meccanici senza contare le molte ore di lavoro necessario specialmente se si è principianti.

 

fig03

 

Si capisce che, nonostante la costruzione “casalinga” e l’abbondante uso di materiali di recupero, l’apparecchio viene a costare ben più di un rheobus cinese prodotto in serie, ma il gusto di coltivare il proprio hobby non ha prezzo.

Voglio di seguito esporre le caratteristiche funzionali del circuito proposto:

 

1:
Il transistor BD435, cuore del circuito di regolazione del voltaggio, si rivela una scelta particolarmente azzeccata perché può essere impiegato efficacemente in un circuito veramente semplice, può dissipare una potenza di ben 36 W (più che abbondante per qualsiasi ventola impiegata nei computer) e ha una bassa emissione termica.

2:
Il potenziometro da 470 Ω è dimensionato per indurre il transistor a erogare voltaggi compresi tra un minimo di 5 V e un massimo di 11,5 V, un range adeguato per sfruttare bene qualunque ventola a 12 V impiegata nei moderni computer; non bisogna dispiacersi eccessivamente di aver perso mezzo volt nell'alimentazione massima perché la differenza prestazionale sarà trascurabile.

3:
Il led luminoso è sistemato in parallelo rispetto alla ventola; questo da un alto ci concede la possibilità di accendere la luce di un canale a scopo ornamentale, anche se non c’è alcuna ventola collegata, ma comporta anche il fatto che il led non sia utile come indicatore sullo stato di funzionamento della ventola.

4:
La resistenza da 560 Ω (dimensionata per un led azzurro) serve ad alimentare correttamente il led (3 V).

5:
La resistenza da 330 Ω lascia tornare al potenziometro una piccola quantità di corrente così anche quando questo è regolato alla massima resistenza, il transistor evita di scendere a voltaggi troppo bassi; in questo modo si assicura una corrente minima sufficiente a dare lo spunto di partenza anche alle ventole più “pigre”.

6:
Non ci sono sistemi per filtrare o stabilizzare la corrente, quindi le prestazioni del circuito possono risentire in una qualche misura, di solito trascurabile, delle tolleranze dei componenti utilizzati e delle fluttuazioni dell’alimentatore.

 


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