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Studio sul flowrate in un loop in serie

Nel corso degli ultimi anni l'evoluzione degli attuali sistemi di raffreddamento a liquido ha seguito una direzione ben precisa: con la scomparsa delle deboli pompe da acquario a 220V e bassa prevalenza e con la diffusione di quelle a 12V con portate a vuoto nominali più basse ma con valori di prevalenza decisamente più alti, la tendenza si è spostata dal comporre il proprio circuito dal parallelo alla serie, preferendo quindi quest'ultima soluzione.

Sostanzialmente se il passato aveva abituato a vedere una "Y" che partiva dalla pompa per arrivare solitamente a raffreddare la CPU e la GPU, per poi confluire nuovamente il flusso in una nuova "Y" ed attraversare il radiatore con conseguente ritorno in vaschetta, la tendenza attuale si è invece spostata nel collegamento in serie dei componenti del loop privilegiando un giro di tubi il più corto possibile (per raggiungere una portata massima il più elevata possibile) e anteponendo la vaschetta alla pompa (per favorire un riempimento il più agevole possibile).
Ma perchè in passato si utilizzavano i circuiti in parallelo e non in serie? La cosa è molto semplice: le pompe da acquario erano dotate di una prevalenza molto bassa unite ad una portata nominale a vuoto molto alta: andare a collegare i componenti in serie faceva decadere pesantemente la portata per via della bassa prevalenza; dividendo il flusso di uscita della pompa in due rami distinti significava quindi dimezzare la portata nominale per ogni singolo ramo (che per via del valore molto alto che queste possedevano non era un problema) ma mantenere la prevalenza nominale per ogni singolo ramo. Di conseguenza quello che si otteneva era un valore di flowrate più alto su entrambi i rami rispetto ad un circuito in serie.
Con l'avvento delle pompe a 12V caratterizzate da una bassa portata nominale ma da un'alta prevalenza continuare ad utilizzare una connessione in parallelo equivaleva al dover dimezzare la già bassa portata nominale, pur mantenendola vicina al suo valore (dimezzato) per via dell'alta prevalenza.
Intuitivamente si è quindi invertita la tendenza, e la connessione dei componenti in serie è diventata lo standard da seguire per l'integrazione di un impianto a liquido; tuttavia non è di teoria che ci si vuole occupare in questo articolo.
Nei circuiti in parallelo si sapeva benissimo che, avendo nei due rami solitamente due waterblock distinti che producevano due restrittività distinte, la portata di questi sarebbe stata diversa, maggiore o minore in modo inversamente proporzionale alla restrittività del waterblock in questione.
Ma cosa succede alla portata in un impianto a liquido con i componenti connessi in serie? varia tra un componente ad un altro? o rimane costante?
La non conoscenza della risposta a questi quesiti aveva portato molti utenti a mettere sempre il waterblock della CPU come primo componente subito dopo la pompa, sperando di dare la portata maggiore possibile al componente solitamente più importante del circuito.
Ma poichè con i "se" o con i "ma" spesso non si arriva da nessuna parte, è stato condotto un test per chiarire l'argomento una volta per tutte.


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