T-SHOOTER la rivoluzione dei dissipatori?

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Forse parlare di rivoluzione come lo fa il sito proprietario è un po azzardato,di sicuro però siamo dinnanzi a qualcosa di completamente nuovo che fino ad ora nessuno aveva mai ideato e costruito.

Questa volta non solo è già stato ideato ma è anche già stato prodotto e per di più commercializzato in uno dei paesi all'avanguardia nelle tecnologie come il Giappone.
Il nome del nuovo nato,come si può dedurre dal titolo,è "T-shooter" un dissipatore monoblocco in alluminio che all'aparenza può sembrare tutto tranne che funzionale.

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In realtà la sua costruzione si basa su concetti fisico-matematici ben definiti i quali grazie alla struttura cilindrica dei 5 canali che vediamo, sormontati da una quarantina di lamelle longitudinali riescono a creare tutta una serie di vortici che fanno rimanere l'aria molto più a lungo ed in maniera decisamente più efficiente all'interno dei "canali" prima che questa venga espulsa, dalla parte superiore del dissipatore stesso, attraverso la ventola+apposito convogliatore situati sulla testa.
In sostanza a differenza delle vie convenzionali dove l'aria rimane impiegata nella superficie dissipante per praticamente una frazione di secondo,qui la stessa aria viene riutilizzata più volte grazie a questi vortici che portano l'intera struttura dissipante ad una temperatura il più omogenea possibile nei pressi della fonte di calore.

Ciò permette di ottimizzare l'aria impiegata e di cederle più calore possibile prima che questa venga rilasciata all'esterno,in tal senso si massimizzano le prestazioni della ventola e del dissipatore stesso.
Se infatti spolverate un'unica volta una superficie impolverata ad una velocità,per assurdo, di 5km/h otterrete una superficie si più pulita ma con rimasugli di sporco.
Se invece rispolverate più volte tale superficie sempre alla medesima velocità il risultato sarà decisamente migliore del precedente;questo è quello che fa il dissipatore con il calore al posto della polvere e l'aria al posto del panno per spolverare.

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Fonte foto Akiba

Oltre alla versione a quattro cilindri sono in fase di sviluppo anche quella da sei e da otto cilindri con l'implementazione di una heatpipes o meglio di una vapor chamber (esempio implementazione) nella colonna centrale al fine di migliorarne le prestazioni a livello di trasporto termico lungo l'altezza dell'intero dissipatore.

Rimangono però alcuni dubbi il primo fra tutti è la capacità dell'aria di trasportare/assorbire il calore,una volta che questa è satura a livello termico(aria calda) la sua funzione di raffreddamento viene a meno con un conseguente innalzamento delle temperature,continuando a far "girare" quest'aria all'interno dell heatsink non si ottengono risultati anzi si otterrebbe un perfetto forno ventilato ottimo per alcuni aspetti decisamente di meno per altri.
A nostro modo di vedere una soluzione del genere può essere si funzionale ma lo può essere solo con un buon riciclo d'aria al suo interno e quindi con una portata d'aria tale da prevenire la saturazione delle correnti all'interno dei cilindri.
Il punto sta nel capire quanto sia questo valore dato che solitamente alte portate vanno a braccetto con alte emissioni acustiche togliendo parte del mercato al prodotto.

Vi lasciamo con un particolare che ci ha incuriositi di molto:

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Se ai più, l'immagine racchiusa nel quadrato rosso, non possa ricordare nulla a noi ha acceso una particolare lampadina di cui ne abbiamo parlato abbondantemente l'anno passato e che il potere del marketing(almeno cosi ci è stato spacciato) ha affogato.

Ebbene si, l'immagine richiama curiosamente in maniera molto simile il waytronx o hydrojet,prodotto del tutto innovativo utilizzante nanotubi in carbonio e dalle grandi aspettative che per motivi non ben definiti viene messo fuori mercato.

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Foto da techpowerup

Anch'esso come si nota dalla prima foto usava dei vortici per il raffreddamento della struttura radiante ed aveva una base ristretta(come quella in foto) a differenza del t-shooter che ha una base larga senza particolari restringimenti.
Piccoli particolari ma che forse fanno riflettere sulla bontà di un progetto...

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