Recensione Cooler Master Blizzard T2 e Hyper T4

Estratti i dissipatori dalle proprie confezioni, entrambi si presentano con già montata la ventola fornita in dotazione visibile nelle pagine precedenti.
Il T2 risulta essere un dissipatore a torre avente un pacco alettato formato da quarantadue alette in allumiio che vengono alimentate da una innovativa matrice di due heatpipes utilizzanti due punti di evaporazione e due punti di rugiada, sfruttando al contempo un HDT(Heatpipes Direct Touch) di terza generazione dalla buona realizzazione tecnica.

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Molto interessante risulta in questo caso l'analisi della matrice dei tubi di calore, qui Cooler Master esce letteralmente dagli schemi e reinterpreta il modo di costruire i dissipatori girando la disposizione delle heatpipes(Dual Loop technology).
Con il T2 infatti al posto di avere la base collocata nel punto medio dei tubi di calore la abbiamo sulle due estremità mentre il punto medio viene posto direttamente in testa; si tratta fisicamente di una rotazione di 180° di tutta la struttura di trasporto termico, con il risultato di avere due punti di evaporazione e due di rugiada(per ogni hp utilizzata) in superficie dissipante contro il singolo punto di evaporazione e i due di condensazione delle soluzioni standard. Stessi materiali, stessa quantità ma un punto di evaporazione in più!
Da notare oltre a ciò risulta anche la disposizione delle heatpipes, CM infatti non si limita a reinventare il concetto di dissipazione ma integra nel nuovo Blizzard anche tutta una serie di accorgimenti termici che vedono, dal lato della distribuzione termica sulla superficie dissipante, la disposizione assimetrica delle heatpipes all'interno del pacco alettato disponendo queste ultime su due colonne sfalsate di circa un centimetro al fine di omogeneizzare la cessione del calore alle alette di alluminio, a ciò si aggiunge una ottimizzazione del coefficiente di resistenza aerodinamica che vede la presenza di appendici aerodinamiche sulle linee di attacco delle alette, alternate una ad una al fine di consentire un maggiore passaggio d'aria all'interno del pacco alettato anche a regimi di rotazione bassi da parte della ventola.

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 Ulteriori particolari tecnici di questo T2, che nonostante la fascia di mercato a cui si orienta risulta essere un concentrato di tecnologia a basso costo, risultano essere la presenza di un piccolo dissipatore di buffer monoblocco in alluminio presente sulla base e l'utilizzo della punzonatura delle alette alle heatpipes che di conseguenza non prevedono sladature in lega se pur la solidità strutturale risulti comunque complessivamente più che buona. Segno che tutte le operazioni di montaggio si sono effettuate in maniera ottimale e che l'eventuale quality control fa il suo dovere scongiurando l'uscita di prodotti a scarsa resistenza strutturale come è capitato per soluzioni ad esempio a marchio akasa, zaward e scythe.

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Completamente diverso risulta l'approccio per l'Hyper T4, qui Cooler Master ritorna all'utilizzo standard dei tubi di calore riproponendo una struttura a quattro heatpipes U design(singolo punto di evaporazione e doppio di condensazione) da sei millimetri di diametro, utilizzanti sulla base un HDT di seconda generazione che permette la corretta alimentazione di una superficie dissipante formata da cinquanta alette in alluminio.

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Eccellente in questo caso risulta la qualità costruttiva con un pacco alettato decisamente solido e con una superficie dissipante che gode di molteplici ottimizzazioni termiche, su di essa abbiamo infatti una gestione della distribuzione termica con una matrice di heatpipes piuttosto complessa che colloca un ramo dei due tubi di calore centrali al centro della superficie dissipante e l'altro all'esterno mentre entrambi i rami delle due ulteriori heatpipes periferiche, vengono collocati centralmente sfalsandoli di circa un centimetro l'uno dall'altro verticalmente.

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A livello tecnico anche in questo caso Cooler Master opta per l'applicazione di un dissipatore di buffer monoblocco in alluminio sulla base per la gestione dei bassissimi carichi termici e utilizza la punzonatura delle alette per fissare queste utlime alle heatpipes; interessante risulta notare anche la gestione dei flussi interni alla superficie dissipante che vedono, oltre ad una linea di attacco dinamica per diminuire la resistenza aerodinamica, una lavorazione particolare dei profili laterali delle alette; questi sono infatti semichiusi lasciando unicamente dei fori di sfogo laterali; non si opta quindi per una chiusura completa laterale ma si utilizza una soluzione ibrida atta sempre a migliorare la corretta dissipazione del pacco alettato.

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