Recensione Silverstone Argon AR01

Estratto dalla confezione e dai relativi elementi protettivi l'AR01 si rivela come un dissipatore monotorre caratterizzato da un pacco alettato formato da cinquantatre alette in alluminio che vengono alimentate da una matrice formata da tre heatpipes da otto millimetri di diametro U design, un punto di evaporazione e due di rugiada, collocate in maniera simmetrica in superficie dissipante tramite l'utilizzo di una singola colonna per lato.


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Decisamente interessante sotto il profilo tecnico risulta lo studio approntato da Silverstone per la gestione dei carichi termici e la loro relativa dispersione nell'ambiente.
Se da un lato abbiamo infatti una base monoblocco in alluminio sprovvista di dissipatore di buffer, per far spazio al sistema di ritenzione a ponte, dall'altro la casa sviluppa un sistema per gestire i bassi carichi termici, per far ciò si basa essenzialmente su due fattori: riduce il numero di heatpipes e utilizza l'HDT; quest'ultimo risulta di seconda generazione con i tubi di calore intervallati da zone di alluminio della base che fungono da vero e proprio buffer di supporto nelle fasi di start up.

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Buona risulta anche la rettifica della base che presenta un rugosità superficiale molto simile a quanto visto con le soluzioni di Noctua ove si preferisce una superficie leggermente irregolare a dispetto di una lucidatura a specchio che offre una minore superficie di contatto tra ihs e base del dissipatore.


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Per ciò che concerne la distribuzione del calore in superficie dissipante per contenere i costi non abbiamo la presenza di saldature in lega tra tubi di calore e alette ne tra base ed heatpipes stesse,l'intero AR01 viene assemblato e tenuto in sede per via meccanica in maniera tutto sommato stabile; esso presenta infatti un pacco alettato che risulta solido alle varie trazioni applicate segno che comunque le varie punzonature vengono fatte con cognizione di causa alla giusta coppia serrante.
Da notare risultano le lavorazioni apportate su ogni singola aletta che presentano delle strutture a T inclinate di 45° rispetto la perpendicolare al dissipatore, tali strutture risultano capaci di garantire, su carta, delle turbolenze controllate all'interno del corpo dissipante che guadagna una maggiore efficienza grazie ad una migliore distribuzione dei flussi in arrivo dalla ventola. Quest'ultimi vengono inoltre ulteriormente facilitati in entrata grazie ad una linea di attacco opportunatamente sagomata nei punti esterni delle alette incaricate della gestione del calore in arrivo dalle heatpipes.

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Dalle foto di cui sopra si può notare anche l'utilizzo degli innovativi sistemi di dissaccoppiamento a 90° della ventola, al posto dei canonici antivibrazionali dritti avremo infatti una struttura che si ancora da un lato direttamente all'interno del corpo dissipante, interpone successivamente il proprio corpo tra ventola e alette e finisce, infine, direttamente nel telaio della soluzione ventilante stessa disaccoppiandola interamente dal dissipatore.

 


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