Recensione Vesta,Shiva e Phantom Knight; tre soluzioni da ZeroInfinity

Aperta la confezione troveremo lo Zero Infinity Vesta racchiuso in una struttura in PVC trasparente che ne contiene l'intera struttura assieme alla ventola da 90 millimetri di diametro fornita dalla casa.
Tale ventola è una ventola proprietaria che riprende i colori caratteristici di Zero Infinity, presentando una cornicie esterna in abs nero e una struttura ventilante,priva dei controlli di vortici, formata da sette pale viola; anche qui vengono applicati gli adesivi sul motore che elencano il voltaggio di funzionamento,l'amperaggio e le certificazioni ottenute come la CE,cRuS e Rhos che ne certifica il rispetto ambientale.

 

 

 

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I cavi di alimentazione vengono forniti su piattina a tre poli di colorazione nera cosi come il molex a tre pin saldato alla loro estremita, per essere una delle prime ventole create direi che siamo decisamente ad un buon punto.

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Passando al Vesta e quindi al dissipatore vero e proprio, esso è costituito da un layout che gli inglesi amano tanto definire "top-flow", ovvero con flussi perpendicolari alla scheda madre che vanno da prima ad interessare la superficie dissipante in alluminio per poi finire a raffreddare la circuiteria antistante al socket; raffreddando, ove possibile, anche le varie fasi di alimentazione.

L'area dissipativa è alimentata da un totale di due heatpipe da sei millimetri di diametro adottando una soluzione piuttosto inusuale, esse vengono infatti impostate con un design ad U (due punti di condensazione ed uno di evaporazione) avente la curvatura all'esterno della superficie dissipante e non nella base come siamo abituati a vedere; tale soluzione è tanto semplice quanto geniale e permette di ottenere due punti di evaporazione e due di condensazione utilizzando una singola heatpipe che, di fatto, verrà vista dalla superficie dissipante come, o quasi, due singole heatpipe a L design.
Ovviamente ciò consente anche di ottimizzare i costi, ottenendo infatti una accettabile dispersione dell'energia termica sulla superficie dissipante, che comporta a sua volta una minore presenza di heatpipes, si possono ridurre i materiali utilizzati e quindi diminuire i costi necessari alla realizzazione del prodotto.

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Sicuramente da tenere a mente risulta inoltre la presenza di un dissipatore monoblocco in alluminio sulla base in rame e la struttura della superficie dissipante che viene punzonata,ufficialmente, per aumentare la superficie di scambio termico delle alette, che vengono a loro volta fissate alle heatpipes a pressione al fine di garantirne la corretta presa; le uniche saldature presenti sul Vesta sono quindi visibili unicamente tra le heatpipes e la base.

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