Recensione Cooler Master Hyper TX3 EVO

Il dissipatore viene fornito all'interno della confezione con già la 90mm premontata, tutto quello che dovremo fare sarà unicamente montare le clip del socket su cui vogliamo installare il tutto, mettere un chiccho di pasta termoconduttiva e alimentare la ventola, operazioni che si eseguono in tutta facilità in pochi minuti di tempo grazie anche alle istruzioni ilustrate che ci guideranno passo passo nelle varie fasi.

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Rimossa la ventola tramite le apposite clip in plastica viste in precedenza, possiamo mettere a nudo il prodotto; il TX3 EVO si rivela essere un dissipatore a torre da 136 millimetri di altezza adottante una superficie dissipante costituita da un pacco alettato piuttosto fitto di 41 alette in alluminio, quest'ultime vengono alimentate da tre heatpipes simmetriche, U design(due punti di evaporazione ed uno di condensa) da sei millimetri di diametro e a capillarizzazione sinterizzata, che vengono ancorate alla superficie dissipante tramite punzonature delle alette lasciando in disparte l'utilizzo di saldature o di nichelature dei tubi di calore che presentano di conseguenza il rame a vista.

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La testa del nuovo TX3 risulta tutto sommato semplice e pulita rimanendo pressochè identica alla precedente versione con a vista i sei capi delle heatpipes e presentando in posizione centrale il logo della casa in rilievo; quello che cambia fortemente è la base su cui CM sta investendo ultimamente parecchie delle sue risorse, vuoi che si parli di dissipatori da 60€ o da 15€.
Oltre infatti al canonico monoblocco in alluminio utilizzato per l'implementazione dell'HDT, sulla parte superiore di esso viene migliorato il dissipatore di buffer che vede diminuire in maniera sensibile la massa dissipante a disposizione a favore di un ulteriore aletta dissipante; ciò porta da un lato ad una perdita dell'energia massima accumulabile dalla base nelle fasi di start up ma dall'altra consente al monoblocco stesso di essere maggiormente reattivo e sensibile alle varie sessioni dettate dal processore, ottenendo, se correttamente dissipato, prestazioni in idle load sensibilmente migliori rispetto alla precedente versione.


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Vecchia versione*

Altro fattore su cui la casa sta fortemente investendo tempo e ricerca è l'implementazione dell'HDT stesso; in questo caso, da spettatrice, Cooler Master è passata ad essere una vera e propria pioniera dell'evoluzione dell' "Heatpipes Direct Touch", o DCH "Direct Contact Heatpipes" se vogliamo chiamarlo secondo il nome datogli dall'azienda in oggetto, introdotto per la prima volta da Xigmatek ormai quasi cinque anni fa.
Nel dettaglio con Hyper TX3 Evo la casa riesce ad implementare finalmente le heatpipes nel monoblocco in alluminio in maniera pressoche perfetta,lasciando al minimo ogni possibile avvallamento che andrebbe a riempirsi d'aria a dissipatore montato, portando con se un decadimento delle prestazioni a causa dalle secche d'aria che andrebbero a fungere da isolante termico.

Si noti di come il marchio abbia fatto passi da gigante in soli due anni nella padronanza della tecnologia confrontando le foto di repertorio della versione precedente del TX3 con l'attuale(a sinistra):


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 Si può facilmente notare di come le heatpipes vengano gestite in maniera sensibilmente migliore, aumentando la superficie di contatto di queste ultime grazie ad una migliore lavorazione periferica e di come diminuiscano in maniera netta, si vede ad occhio nudo, i margini di tollerenza tra monoblocco in alluminio e il rame dei tubi stessi, passando da alcuni millimetri per ogni hp a meno di un millimetro per l'intera base con i benefici del caso.
Impeccabile è di conseguenza anche la planarità che non vede nessun dislivello lungo tutta la superficie di contatto che non viene lucidata a specchio a causa dell'implementazione del diretto contatto delle heatpipes.

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