Recensione Alpenfoehn Wing Boost 2 PLUS

Le ventole si propongono come delle soluzioni ventilanti full frame adottanti, sia nella versione da 140 che in quella da 120mm, una superficie soffiante caratterizzata da nove pale messe in rotazione in senso antiorario racchiuse all'interno di una cornice estetica arancione(limitatamente a questo caso) a cui si affianca il caratteristico telaio con rifinitura soft touch e struttura semirigida che permette di apportare un primo taglio significativo alle vibrazioni trasmesse dal motore alla struttura su cui è montato il prodotto, sia essa un dissipatore,radiatore o chassis.

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Valore aggiunto per la sorella maggiore risulta essere la presenza sul frame dei fori di ritenzione sia per l'interasse da 120 che da 140 millimetri, i quali consentono all'utente di utilizzare la ventola in un ampio parco di soluzioni che spazia dai dissipatori ai case muniti di clip di ritenzione per fori da 120 o 140mm.

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Ottimamente curato risulta l'aspetto estetico, a seconda della colorazione scelta avremo infatti la fornitura di una cornice interna colorata a cui si accostano il retro del telaio e i due adesivi estetici, di cui uno resinato, che alpenfoehn pone sul coperchio e sul retro del motore. Anche per Le wingBoost 2 viene inoltre riproposta la scelta dell'utilizzo di cavi di alimentazione su tonalità di grigi, molto meno visibili e fastidiosi di quelli standard, sleevati su calza in PET multifilamento ad ampio poterre coprente terminata all'estremità da un catena di due molex PWM che permettono di dividere il segnale e l'alimentazione data alla ventola anche ad una seconda senza dover acquistare a parte un ulteriore cavo ad Y. Arma ovviamente a doppio taglio che se da un lato evita una possibile spesa inutile all'utente dall'altro lascia sempre un molex penzolante non essendo lo stesso removibile.

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Vera e propria rivoluzione della seconda serie di Wing Boost risultano tuttavia i profili ventilanti e il motore a loro associato, partendo da quest'ultimo Alphenfoehn sviluppa ulteriormente quando visto per la prima generazione portando la speranza di vita del nuovo motore a cuscinetto idraulico a 150.000 ore grazie all'autolubrificazione offerta dall'albero centrale il quale, sfruttando differenze pressorie, riesce a far circolare l'olio all'interno della camicia del motore lubrificando le componenti meccaniche poste in movimento, garantendo basse emissioni acustiche, bassi attriti e una lunga speranza di vita; il tutto condito da consumi inferiori rispetto la prima generazione.

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Se con il motore si può parlare di aggiornamento lo stesso discorso non vale tuttavia con le pale che risultano letteralmente stravolte rispetto le antenate, nulla è stato mantenuto e i vortici sono stati rivisti ex novo al fine di migliorare pressioni statiche, portate e cono d'aria post pala.
Sia per la 120mm che per la 140mm avremo nello specifico l'uso di linee decisamente complesse con il profilo di attacco all'aria, sagomato ad S, utilizzante angolature molto pronunciate nei pressi del motore e più blande centralmente ove tuttavia la pala gode di una estensione della sua superficie, al fine di incrementare il pescaggio, che continua a crescere fino al punto più esterno; punto in cui la profondità del singolo elemento ventilante risulta addirittura più del doppio di quella di partenza con una punta esterna stondata al fine di evitare fruscii ad alti giri motore che oltre a destabilizzare i flussi in entrata creano emissioni acustiche su frequenze poco gradite ai nostri orecchi.

L'unico richiamo alla prima serie sulla parte frontale lo abbiamo unicamente con le tre appendici aerodinamiche poste sul dorso della pala, le quali svolgono una funzione di rettifica dei vortici in uscita limitando la dispersione degli stessi; Alpenfoehn è stata una delle prime ad introdurre tale tipo di accorgimento e sembra che almeno in questo caso valga il detto "squadra che vince non si cambia".

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Le linee di spinta, cosi come per la parte frontale godono di un design tra i più complessi sul mercato, qui abbiamo nuovamente la riproposizione della sagomatura ad S con un saliscendi di curve che bilanciano in continuazione l'estensione dell'elemento soffiante; tutto si può dire meno che dietro queste nuove Alpenfoehn WingBoost 2 non ci sia un Grosso, con la g maiuscola, lavoro di studio dei flussi. Molto di rado vediamo soluzioni cosi articolate sul mercato consumer, tanto di cappello.

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Impressionante risulta infine il confronto diretto con le sorelle maggiori che ormai stazionano all'interno dei nostri locali da diversi anni, si nota chiaramente come tutto l'impianto ventilante sia stato rivisto, con elementi soffianti più snelli e decisamente più pronunciati che tuttavia godono di angolature ed estensioni centrali di maggior dimensioni, una soluzione che su carta dovrebbe risultare più conservativa in termini di emissioni acustiche e più parca nella generazione delle pressioni statiche; qualcosa però ci dice che Alpenfoehn sa il fatto suo e come al solito non bisogna mai giudicare un monaco dall'abito.

WingBoost 2 a sinistra WingBoost 1 a destra:

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