Recensione Phobya G-Changer 360 Rev 1.2 Black

Il Phobya G-Changer 360 Rev 1.2 Black fin dal primo sguardo si presenta all'utente come un prodotto ben realizzato, con un'ottima finitura in nero opaco. Per quanto riguarda la struttura interna, questo radiatore presenta una doppia fila di canaline (2-rows) nella classica configurazione u-flow a 2 passaggi. Poichè sulla superficie dissipante sono presenti 12 canaline, il numero totale delle canaline interne del radiatore è quindi pari a 24. Le canaline utilizzano inoltre la tecnologia G-Channel: ogni singola canalina è suddivisa internamente da una serpentina, aumentando di conseguenza la superficie di contatto con il liquido al fine di migliorare lo scambio termico complessivo. Per quanto riguarda i materiali utilizzati invece, le lamelle sono realizzate in rame mentre le canaline e le camere con le connessioni sono realizzate in ottone.

 

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Particolare e molto utile la zona relative alle camere che presentano 4 connessioni da 1/4"G, due per ogni camera. In un'integrazione interna fa sempre comodo avere, oltre alle due classiche connessioni perpendicolari alle camere altre due connessioni parallele alle camere del radiatore, che consentono all'utente una maggiore manovra e personalizzazione del loop del proprio impianto.

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Le connessioni presentano inoltre 4 tappi in plastica da 1/4"G, che consentono di chiudere le eventuali connessioni che non si ha intenzione di utilizzare (2 tappi sono provvisti di o-ring, mentre gli altri 2 no). Molteplici sono le configurazioni che si possono utilizzare: è possibile inserire i raccordi di ingresso e di uscita sulle connessioni perpendicolari alle camere, oppure su quelle parallele alle camere del radiatore. E' anche possibile posizionare l'ingresso su una connessione perpendicolare e l'uscita su una parallela, ma solo se i due raccordi non sono posizionati sulla stessa camera del radiatore. In basso le possibili configurazioni con ingresso e uscita ovviamente intercambiabili a piacimento.

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Dai due lati più lunghi del radiatore possiamo apprezzare lo spessore pari a 6cm, lati che non presentano particolari caratteristiche se non il logo Phobya. Da segnalare, la spiaziatura di un centimetro tra la struttura che presenta i fori per montare le ventole e la superficie dissipante vera e propria (presente sia sul fronte che sul retro). E' come se ci fosse un piccolo convogliatore per le ventole offerto dal radiatore stesso, spaziatura che tra l'altro rassicura i più paurosi nell'utilizzo di viti leggermente più lunghe (cosa che comporta, in alcuni radiatori, la foratura della canalina).

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Sul retro così come sul fronte troviamo i 12 fori con filetto M3 che consentono di montare le 3 ventole da 120mm. Questo consente non solo di scegliere quale lato utilizzare per montare le ventole, ma anche di montare fino a 6 ventole da 120mm sul singolo radiatore, in configurazione meglio nota come "a panino". Su alcune lamelle troviamo una non perfetta verniciatura che fa trasparire un colore bianco-rame-verdastro (difetto questo amplificato dai flash della reflex).

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Sul top del radiatore troviamo invece, oltre al logo Phobya, la vite che, se svitata leggermente, consente lo spurgo dell'aria ad impianto avviato.

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Il fan spacing relativo ai fori per le ventole è classico, pari a 15mm, mentre la struttura lamellare presenta una densità di 10 FPI.

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Montati i tappi,montati i raccordi e pulito a dovere il radiatore si è passati ai relativi test di portata e prestazionali. Per quanto riguarda la pulizia del radiatore, si è seguita la solita e lunga procedura di pulizia descritta nella sezione guide del sito: questo ha consentito di non inquinare il loop con i residui del flussante presenti all'interno del radiatore. Nella pulizia è stata riscontrata una colorazione bluastra dell'aceto soprattutto al primo passaggio, ma è tutto nella normalità: il radiatore è risultato ben pulito e perfettamente funzionante con il metodo sopra descritto.


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